1950 - 2026
Vito Brattoli (1950-2026) è un artista e pittore nato a Molfetta, in provincia di Bari, nel 1950. Fin dai suoi esordi, la sua ricerca visiva si addentra nelle profondità dell'anima, tradotta in un inconfondibile stile che fonde astrazione, luce e costanti richiami cosmici. Ha compiuto i suoi studi artistici formandosi inizialmente all'Istituto Statale d'Arte di Corato, per poi conseguire il diploma in scultura presso l'Accademia di Belle Arti di Bari. Uno snodo fondamentale della sua evoluzione umana e professionale avviene nel 1980, anno in cui decide di trasferirsi a vivere e lavorare a Milano. Nel capoluogo lombardo avvia importanti collaborazioni con artisti e gallerie di spicco nel panorama dell'arte contemporanea, inserendosi attivamente e con forte personalità nel dibattito artistico nazionale. Parallelamente alla sua instancabile e fervida attività creativa, si è dedicato per lungo tempo all'insegnamento, ottenendo la cattedra di Figura e Ornato Modellato presso il Liceo Artistico "Caravaggio" di Milano.
La cifra stilistica di Brattoli si distingue per la continua esplorazione dei paesaggi interiori e per uno spiccato immaginario geometrizzante. Le sue opere non sono semplici rappresentazioni, ma veri e propri "laboratori alchemici" in cui l'artista sperimenta l'uso di pigmenti naturali bilanciati dalla pittura ad olio. Come evidenziato dalle letture critiche sul suo lavoro, la sua pittura è caratterizzata da una dedizione assoluta, un processo in cui il tempo creativo fa corrispondere un altrettanto intenso tempo meditativo. L'artista non necessita di "tempi di recupero spirituale" separati dal lavoro intellettuale, ma li contiene interamente all'interno dell'atto pittorico, dipingendo in continuazione con un rigore e una metodicità che ricordano il lavoro di un amanuense. In questa caparbietà emotiva, il tempo viene consumato per trasferire l'intero suo universo coloristico su uno spazio bianco, spesso volutamente privo di un centro definito, annullandolo per fare spazio alla visione. Sulle sue tele si squaderna così l'Io, teso tra forme astratte e una tensione verso l'immenso, in cui spiccano elementi ricorrenti come globi di fuoco, semi portatori di forza generatrice e segmenti luminosi che tracciano vere e proprie autostrade nell'azzurro.
Il percorso artistico di Brattoli ha attraversato affascinazioni coloristiche profonde, inclini in alcune fasi verso l'area pittorica di Nicola De Maria. Tuttavia, Brattoli ha saputo assimilare queste influenze trasformandole in fattore benefico, riacquistando sempre la sua piena e vera autonomia per riconfrontarsi con le proprie intuizioni e mettendo persino in discussione le sue stesse formazioni poetiche. Le sue tele diventano "finestre aperte su un tempo minimale", mondi magici e tentatori fatti di pura luce e di sovrapposizioni di "tinte chiare su chiare". In questo rigoroso linguaggio pittorico, le ombre non trovano spazio per la loro impalpabile identità: esse non possono e non devono in alcun modo coniugarsi alla luce ricercata dal suo pennello. Questa chiarezza assoluta cela anche un'intrinseca e delicata ironia, un'ironia cercata e individuata nella luce stessa, descritta suggestivamente come l'emanazione di un "semplice confetto da sposa. Verginale!". Spesso, questo universo incrocia le risorse della scrittura: sulle tele campeggiano frasi ermetiche che invitano l'osservatore a riflettere in totale libertà prima ancora dell'iniziazione interpretativa dell'opera. Affascinante e centrale in questo costrutto è il personale concetto di "periferia": lontana dall'essere sinonimo di cementificazione o grigio abbandono, la "estrema periferia" di Brattoli palpita di effusioni cromatiche e brulica di calore, trasformandosi in una metafora dei recessi più intimi. La sua pittura è una continua discesa nel Sé, una riconciliazione del cuore con la vita.
Il rigore compositivo, la serietà di chi crede a oltranza nel proprio lavoro senza mai cedere alla frivolezza e l'intensità delle opere di Vito Brattoli hanno attratto l'interesse di curatori e intellettuali di primissimo piano. Si sono interessati attivamente al suo lavoro studiosi come Gaetano Mongelli e Leon Marino, affiancati da nomi illustri della critica d'arte quali Elena Finocchiaro, Pietro Marino, Anna D’Elia, Luigi Carluccio, Luciano Inga-Pin e Giorgio Verzotti. L'importanza e il valore della sua produzione pittorica sono ampiamente documentati dalle numerose recensioni apparse sulle principali testate giornalistiche italiane, tra cui La Gazzetta del Mezzogiorno, L’Unità, Il Corriere della Sera, L’Espresso e Panorama. Inoltre, la sua opera e le sue esposizioni hanno trovato spazio d'elezione per il dibattito critico nelle più autorevoli riviste d'arte contemporanea, sia nazionali che internazionali, come Artforum, Flash Art, Segno e Art Dimention.
Il percorso espositivo di Vito Brattoli è ricco e documenta decenni di incessante ricerca visiva, partendo dalla sua Puglia fino ad arrivare ai circuiti milanesi e nazionali.
Mostre Personali
1977 - Disegni, Galleria Il Cavalletto, Molfetta.·
1978 - Il linguaggio dimenticato, Ospedale dei Crociati, Molfetta.·
1979 - Vibrazioni, Galleria Centrosei, Bari.·
1979 - Ipotesi di linguaggio, Palazzo Passari, Molfetta.·
1980 - Viaggio Precario, Galleria Diagramma, Milano.·
1981 - Estreme periferie, Galleria Diagramma, Milano.·
1983 - Studio per il grande graffito, Libreria Einaudi, Molfetta.·
1984 - Il mulino di Amleto, Ex convento dei Domenicani, Molfetta.·
1998 - Finestre sul mio universo, Antica Chiesa Ss. Marco e Gregorio, Cologno Monzese.·
2017 (Maggio) - I paesaggi dell'anima, Galleria 54 Arte Contemporanea, Molfetta.
Mostre Collettive
1975 - Sei artisti a Molfetta, Galleria Incontro, Molfetta.·
1980 - La nuova avanguardia Italiana: Marianello, E. Esposito, Fortuna, Brattoli, Gaspari, Galleria Diagramma, Milano.·
1981 - Opere su carta, a cura dell'Associazione Gallerie d'Arte Contemporanea, Padiglione d'Arte Contemporanea, Ferrara.·
1984 - Gli anni del cambiamento, Galleria Il Cavalletto, Molfetta.·
1990 - Il mare, Sala dei Templari, Molfetta.·
1996 - Devozione a colori, Ospedale dei Crociati, Molfetta.·
1997 - Mediterraneamente, a cura di Maria Vinella, Sala dei Templari, Molfetta.
2017 (Agosto/Settembre) - Astrazione dal mare, Sala dei Templari e Galleria 54 Arte Contemporanea, Molfetta.
A proposito dei paesaggi di Vito Brattoli “Talvolta consentono alla pittura di incrociare le risorse della scrittura, restituendoci il periplo di un territorio schiarito da una luce incapace di coniugarsi con le ombre”.
Cit. Gaetano Mongelli
Cit. Vito Brattoli